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Alessandra Nenna e il suo ultimo libro “Come ho abbracciato la mia ombra”

Oggi ho lasciato carta bianca ad Alessandra Nenna, giornalista pubblicista e appassionata di scrittura…

 

Alessandra Nenna

Ciao a tutti, sono Alessandra Nenna e oggi voglio parlarvi di me. Recentemente è uscito il mio libro “Come ho abbracciato la mia ombra” e scrivendo anche io con una passione vera, eccomi qui…Che dire di me?

Pregi: empatica, accogliente, generosa

Difetti: gli stessi, perché tendo a dare troppo mentre dovrei imparare la sottile arte del “proteggersi”.

Non so se posso considerarli hobbies, ma quando ho tempo mi piace curare le mie piante. In passato, avendo più tempo, componevo puzzle.

Oggi ho di fatto due attività: nel lavoro principale faccio la hostess per un servizio di informazioni in una compagnia ferroviaria; nel secondo scrivo, al momento per me e per una rivista on line che si chiama Bonculture.

Il tuo rapporto con il tuo lavoro, ti piace quello che fai? Per te è una passione vera o ti sei adattato al contesto in cui vivi?

Mi piacciono entrambe le cose che faccio anche se apparentemente distanti tra loro. Il primo lavoro, quello principale, mi permette di essere a contatto con gli altri, provare a immaginare la loro vita dietro gesti e parole. Spesso rubo qualche dettaglio dalla vita reale per completare i profili dei personaggi che popolano le mie storie e renderle verosimili. Una volta un amico mi consigliò un esercizio di creatività: di chiedersi, vedendo o incontrando uno sconosciuto, quale vita stesse vivendo e poi, come per gioco, cercare di attribuirgliene un’altra e creare una scena ad hoc. Adattarsi per me non è una parola negativa: significa cogliere il meglio di ciò che una situazione in quel momento offre.

Quali ostacoli, se ci sono stati, hai sperimentato durante il percorso e come li hai superati? Cosa diresti a chi comincia un percorso come il tuo. Quanto è stata importante per te la passione che hai messo in quello che stavi realizzando.

Una volta una persona mi ha detto che “sfortunatamente” ho iniziato ad avere velleità da giornalista troppo tardi e che alla mia età – di allora – Mentana era già direttore di un Tg. Se ostacoli ci sono stati quindi direi la mancanza di immaginazione. Altrui naturalmente. A chi inizia direi che sì, è fondamentale capire il prima possibile quale cosa ci riesce facile, senza sforzo, e iniziare ad allenare quel talento. Perché la propensione naturale da sola non basta. Bisogna provare a diventare i “più bravi”, ma non in paragone a qualcun altro, solo al te stesso di qualche tempo prima.

Il tuo rapporto con la vita, il tuo motto, le tue credenze.

Il mio rapporto con la vita è cambiato – e tanto – crescendo e prendendo badilate sui denti. Di certo mi ha insegnato di più perdere. Perché ogni volta che non ho realizzato un obiettivo o mio malgrado ho perso affetti fondamentali ho dovuto attingere a risorse che non credevo di possedere o nuove prospettive del tipo: “Se mi è accaduto, un motivo c’è ed è per il mio bene”. Questo modo di pensare che ovviamente ho conosciuto e allenato nel tempo, mi ha dato la forza di ricominciare. Più forte di prima e più preparata. Il mio motto? Niente accade per ferirci davvero. Ne ho fatto la premessa del mio primo romanzo.

Il tuo idolo, c’è qualcuno a cui ti ispiri per realizzare la tua vita?

Idolo è una parola che possono usare i ragazzini per cantanti e attori che vorrebbero imitare. Ne ho avuti da ragazzina, appunto. Mi affascinano e sì, sicuramente mi ispirano, le persone che cercano e trovano un equilibrio indagando discipline antiche e un modo di vivere meno artefatto. Alcuni di loro li ho incontrati perché contemporanei e ho avuto la fortuna di parlarci e interagire grazie al lavoro da giornalista. Uno di questi è Alejandro Jodorowsky, ma anche il compianto Antonio Bertoli che si è occupato a lungo di psicobiogenealogia. E ancora Salvatore Brizzi. Ultimamente mi sono avvicinata al pensiero e agli insegnamenti di Swami Kriyananda che ha costruito la comunità di Ananda, presente negli Stati Uniti e ora anche in Italia.

Il libro, l’opera d’arte, o la trasmissione televisiva/radiofonica  (ecc…) più famosa che avresti voluto realizzare tu

Un libro che mi sarebbe piaciuto scrivere è Vangelo Yankee di Nicolò Gianelli per la genialità della costruzione e la fantasia. Non è un libro da milioni di copie, ma trovo sia un piccolo gioiello che merita di essere letto. Pubblicato dalla casa editrice Round Midnight Edizioni, il cui nome cita un brano di Thelonious Monk. È già una bellissima storia così, senza neanche aprire il libro, no? Le opere d’arte mi affascinano perché riconosco una sottile incapacità di maneggiare pennelli o scalpelli. Amo i lavori impressionisti e per questo mi sono innamorata del primo Picasso dopo aver visitato il museo a lui dedicato a Barcellona. Mi piacerebbe aver scattato la foto di Steve McCurry, l’uomo con la macchina da cucire, per la storia che rappresenta e il modo in cui essere artista. La trasmissione televisiva che avrei voluto realizzare è decisamente il David Letterman Show, in radio invece sceglierei Il volo del mattino su Deejay.

La tua citazione famosa preferita

Quando ti trovi davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al posto tuo, ma perché nell’esatto momento in cui la moneta è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando. È attribuita a Bob Marley.

Il tuo ultimo “successo” lavorativo, affettivo, quanto è il frutto della tua spontaneità ed esperienza e quanto invece è il risultato di fattori esterni

Non mi sento arrivata ad alcun successo al momento. Quello che finora ho realizzato è stato il risultato di impegno, di scelte – perché spesso sottrai tempo ad altro e a malincuore ad alcune persone importanti della tua vita – per convogliare le energie a un unico risultato. In questo credo che la carriera o l’amore abbiano diversi punti in comune. I fattori esterni hanno un loro peso, ma non credo possano determinare in maniera incisiva il successo di qualcuno. Si può diventare milionari vincendo alla lotteria, ma una persona di successo è – come dice Sibaldi – qualcuno che sta al centro del proprio mondo e qualsiasi scelta o direzione prenda, la fatica e i limiti che incontrerà sono pressoché identici. Trovo sia un concetto strepitoso. Sentirsi liberi di agire e non sentirsi pressati dalla paura del risultato.

Prossimi eventi

Spero possano ripartire presto gli eventi in presenza. Con l’ufficio stampa di Progedit stiamo cercando di organizzare una presentazione del primo libro “Scusi, il treno si prende dalla stazione?” perché non ha potuto averne una come ci sarebbe piaciuto.

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