Elton Novara presenta il suo disco

Elton Novara

Dopo la pubblicazione dei tre singoli Pizzapatatini, Stringimani e Termina qui, esce l’album ELTON NOVARA. ELTON NOVARA è il disco di un uomo solo.
Dopo anni di tour, sale prova e grandi sbronze, Elton Novara ha 30 anni ed ha costruito una comfort-zone fatta di gin tonic, assoli di chitarra e carboidrati saturi. Ogni fine settimana esce di casa armato della sua Fender, si infila in metropolitana e suona sui polverosi palchi della metropoli per sbarcare il lunario, dopodiché prosegue la serata tra le casse ipnotiche ed i free drink dei locali notturni.

Osserva l’eccesso, la promiscuità sessuale, la socialità compulsiva di Milano, la città dei suoi sogni, la città in cui è nato ed in cui è tornato da adulto. La provincia di Varese è un ricordo grigio, il caos metropolitano la sua dimensione ideale, in cui è un ingranaggio che ruota su sé stesso; “qui si sta meglio che a Gallarate” si ripete in un rassicurante mantra mentre svanisce in un oceano lombardo di persone.

Stringe mani ed è in tutte le liste accrediti, mentre la sua anima si svuota sempre di più ed egli stesso diventa oramai incapace di riconoscersi o di stabilire un qualsiasi rapporto umano oltre le più superficiali mura di intimità e che riescano a superare le due settimane di vita.


Strati di ironia sotterrano una malinconia irreparabile, un bambino traumatizzato che ha deciso di provare a ridere di tutto, chiuso nella paura di stare fallendo anche in questo scopo. Solo Cesareo, il chitarrista di Elioelestorietese, suo mentore ed eroe, riesce a penetrare questa realtà claustrofobica e delirante, tendendogli una mano con l’emozionante assolo di “Lois Lane”.

Il resto sono corse in taxi con sconosciuti, contatti sociali da sfruttare, relazioni sottili come un mi cantino.

Ricordi sfocati di vacanze al mare mai avvenuti prevedono la demenza senile che seguirà al suo stile di vita sregolato, hangover feroci lo accompagnano nelle ore diurne del suo lavoro “normale”, mentre osserva le lacrime di volti ormai sovrapponibili sciogliere il mascara da degli occhi tristi.

Impossibile ritirarsi, disperato per la voglia di crescere e progredire, Elton si aggrappa ad un’unica certezza per mantenere la lucidità; ogni singolo martedì, qualsiasi cosa succeda, lui mangerà una pizza con le patatine fritte ed il ketchup. E questa è l’unica cosa in cui crede.


Tra tastiere anni 80, vocoder cinici, chitarre lascive ed un’elettronica modernissima programmata da Marco Ulcigrai, produttore dell’album ed unico vero alleato nella lotta di Elton contro sé stesso, assistiamo ad una fotografia nitida e brutale, a volte grottesca ed a volte malinconica, ma sempre e comunque cruda e verace

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