Mavì esordisce in radio con “Sahara”

Mavì

Oggi venerdì 9 aprile è possibile ascoltare nelle radio e negli store digitali “Sahara”.

Il primo singolo di Mavì artista siciliano è un brano prodotto dallo stesso artista e da Mario Tortoriello per la Mo. To. Records.

Analizzando il testo della canzone, abbiamo posto alcune domande all’artista…Ecco cosa ci ha risposto!

Di cosa parla Sahara?

“Sahara esprime l’accettazione della mia parte artistica che ha sempre tentato di fondersi con la mia parte umana, formando quello che per me è il processo di creazione musicale fondato sull’equilibrio di controparti, seguendo per certi versi il concetto filosofico dello yin e lo yang; in questo caso lo yang è rappresentato da Giuseppe (ovvero me stesso) e lo yin da Mavì.

Il brano raggiunge il suo punto critico nel momento in cui la battaglia interiore innescata tra Giuseppe e il suo demone artistico si placa rassegnandosi alla concretezza, rappresentata dallo scorrere del tempo. La rassegnazione si trasforma poi in consapevolezza che infine rende l’idea materia e quindi opera musicale”.

Potresti essere più preciso, Mavì?

 Questa canzone può essere considerata un’invocazione alla musica, che mi aiuta nell’intento di narrare e veicolare i messaggi che stanno alla base dell’idea del singolo, un pó come vediamo nei poemi omerici dove la musa invocata dall’oratore, ispira lo stesso e lo aiuta a descrivere fatti e vicende.

Quindi nonostante la canzone sia stata pensata per qualcuno o qualcosa, essendo protagonista dell’idea e del testo, la musica rappresenta sicuramente la destinataria.

Come nasce il tuo nome d’arte?

Nasce un pó per caso, nel teamwork con il quale ho intrapreso questo progetto, essendomi sempre portato dietro il soprannome di “Panza” (mio cognome di nascita), é nata subito la necessitá, per me, di dare un titolo nuovo al progetto che stava nascendo.

Ed é stato proprio in quelle semplici disquisizioni che ad un certo punto é nato il nome Mavì, un nome che sin da subito ho sentito avesse qualcosa di speciale , non a caso il suo significato originale é “azzurro”, colore che ha sempre rappresentato la mia amata Napoli, che é stata parte importante della mia infanzia.

“Sahara”rappresenta in parte anche il processo di accettazione di questa parte estranea rappresentata dal mio IO artistico ovvero “Mavì”.

QUALE MANGA TI RAPPRESENTA DI PIù? A CHE TIPO DI DEMONE ALLUDI QUANDO CANTI “Sei Kyoto sta notte E se potessi farei un manga di te Ma sto deserto chiama il demone che c’é in me”?

Questa é una domanda molto complicata per tutti gli appassionati del genere di conseguenza tenderei sempre molti nomi a seconda del genere.

Detto ció, legandomi al pezzo e considerando da quale anime/manga é partita l’idea , in questo momento sento di risponderti “Naruto”, poiché esteticamente anche il video come si puó notare ha dei riferimenti puri, e cosa piú importante , tutta la storia é incentrata sul protagonista che per anni é costretto a convivere con il suo demone interiore (nell’anime rappresentato da una volpe a 9 code)e che con il passare del tempo impara ad accettare ,apprezzare e infine a trasformare in forza da poter sfruttare a suo vantaggio, che metaforicamente é anche il tema principale di “Sahara”.

Nel passaggio testuale da te citato “Sei Kyoto sta notte….demone che c’é in me”, il demone a cui alludo non solo in quel passaggio ma in tutta la stesura del brano é “Mavì”, che non rappresenta solo lo stereotipo del demone malvagio ma la controparte di me stesso (energia negativa) necessaria al concepimento di un’equilibrio tra arte e vita normale, concetto che strizza l’occhio al principio di yin e yang presente nella filosofia taoista.

Nel testo usi il termine “Madame” a cosa alludi? Lo usi in modo ironico?

Bhe… Non é altro che un epiteto dato alla musica , che a mio parere rende elegante ed esteticamente piacevole l’idea di quest’ultima, di conseguenza é sicuramente ironico.

Il videoclip è stato realizzato da Francesco D’Antonio, Vito Montesano e Francesco Petrone, mixed & mastered by Vincenzo Pumpo (Davol), photos di Enrico Palmosi e Valeria Raffaele. Management e communicator Vanessa Grey.

Pillole su Mavì


Giuseppe Panza in arte Mavì (nato a Palermo, 20 anni), di padre campano e di madre siciliana.

Il suo rapporto con la musica è sempre stato bilaterale poiché ha vissuto diverse tradizioni musicali ma nello stesso tempo tradizioni che lo portano, all’età di 6 anni, ad entrare a far parte del coro delle voci bianche del Teatro San Carlo di Napoli.

In quello stesso periodo comincia a comporre le prime note al pianoforte cercando di riprodurre le colonne sonore degli anime giapponesi che sin da piccolo hanno influenzato la sua vita, sviluppando così una vera e propria passione per lo strumento fino a condurlo qualche anno dopo ad iscriversi al conservatorio Bellini di Palermo, lì dove intraprende oltre ai normali studi di solfeggio, teoria musicale e pianoforte anche lo studio del violino, appassionandosi inoltre a strumenti come la chitarra e percussioni varie presenti durante le ore di musica d’insieme passate nella sezione musicale della sia scuola media.


Dopo quasi 6 anni di studi musicali, la vita del liceo classico e la poca ispirazione che la musica classica in quel momento offriva, fanno sì che all’età di 16 anni lasci il conservatorio e si dedichi, insieme ad un gruppo di amici, ad un progetto artistico grazie al quale si accosta alla scrittura e riscopre le proprie doti canore, concependo da lì a poco i primi brani.

In quel periodo comincia a nutrire una grande curiosità nei confronti della musica elettronica a tal punto che, conseguita la maturità classica, decide di isolarsi e dedicarsi completamente alla produzione musicale, arricchendo lo studio da autodidatta con degli studi privati di sound design allo scopo di sperimentare e creare un nuovo progetto musicale che unisce la sua visione di musica alla passione per la multiculturalità con particolare accezione al quella orientale.

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