Marietta. Storia di vita rurale, ricami, merletti e tradizioni
Un libro che intreccia memoria familiare, cultura contadina e saperi femminili: “Marietta” non è solo un racconto biografico, ma un archivio emotivo fatto di gesti, fili e stagioni.
“Marietta” è prima di tutto una storia di vita. Chi è Marietta e perché ha sentito l’urgenza di raccontarla?
Sì, è una storia di vita, ma è anche una storia di tante vite unite da un paese che ancora oggi conserva un’identità precisa. È memoria e radici fondate sulle tradizioni. Marietta è il nome di mia nonna, ma non è la storia di mia nonna. Solo il primo paragrafo, “Nascita”, può avvicinarsi alla nascita che ho sempre immaginato per lei, anche se mia nonna è nata nel 1912 e non nel 1906. Ho sentito il bisogno di raccontare le mie radici per non perderle.
Il sottotitolo parla di “vita rurale, ricami, merletti e tradizioni”. Quanto è centrale il lavoro manuale nel libro?
Il sottotitolo ha un significato preciso. “Vita rurale” indica l’origine contadina mia e della maggior parte degli italiani. Il paese a cui mi ispiro, pur non essendo mai nominato nel testo, è riconoscibile: nell’introduzione scrivo “ispirato a Santa Caterina Villarmosa”, un luogo noto per la produzione di ricami. Anche senza citarlo, sto dicendo al lettore da dove parto. “Ricami” richiama quel lavoro paziente e faticoso che ha segnato l’economia e l’identità del paese. “Merletti” introduce invece la contrapposizione con il baronato: da una parte la fatica, dall’altra una vita più frivola, legata alla discendenza e al privilegio. In Sicilia questo antagonismo è parte della storia sociale. Il lavoro manuale, nel libro, è disciplina, autonomia e linguaggio: attraverso di esso si trasmettono valori e si costruisce appartenenza.
La dimensione rurale è raccontata con nostalgia o con realismo?
Con realismo, quasi verghiano, ma con una nota positiva. La fatica, la fame della guerra, le rinunce e le rigidità sociali non vengono attenuate. Non c’è idealizzazione della povertà. Accanto alla durezza, però, emerge la forza della comunità e la capacità di resistere.
Nel libro emerge un forte universo femminile. Che ruolo avevano le donne nella trasmissione delle tradizioni?
Le donne erano custodi e tramite. Trasmettevano saperi pratici, rituali, gesti quotidiani, linguaggio e regole non scritte. Attraverso il lavoro domestico e artigianale educavano alla pazienza, alla precisione e al rispetto. Nel libro viene anche messa in discussione l’idea stereotipata di una Sicilia solo patriarcale: nella realtà quotidiana, la struttura era spesso di stampo matriarcale. La continuità culturale passava soprattutto dalle mani delle donne.
Il ricamo e il merletto possono essere letti anche come metafora?
Sì. I “ricami” rappresentano la società rurale e contadina: filo dopo filo, con la fatica del tombolo, con i fusi che si intrecciano tra loro, come destini che si incrociano. I “merletti” più elaborati e ornamentali richiamano invece una dimensione diversa, più leggera, quasi frivola, legata a una posizione sociale acquisita per nascita. È una contrapposizione simbolica tra lavoro e privilegio.
Cosa ha scoperto di nuovo, scrivendo questa storia?
Di aver scritto un romanzo d’amore al femminile, fatto di costumi e tradizioni. E di aver recuperato storie vere che avevo dimenticato, riportandole alla luce attraverso la scrittura.
Qual è il messaggio che desidera arrivi ai lettori, soprattutto alle nuove generazioni?
Che l’identità si costruisce conoscendo le proprie radici. Comprendere la fatica e la dignità delle generazioni precedenti aiuta a leggere il presente con maggiore responsabilità. La memoria è patrimonio e appartenenza.
Il libro è più una biografia o un atto di amore?
È entrambe le cose. Ha una struttura biografica, ma nasce da un gesto di riconoscenza verso un mondo e verso donne che hanno vissuto senza lasciare tracce scritte. Non è idealizzazione: è restituzione.
Se dovesse riassumere “Marietta” in un’immagine, quale sarebbe?
Una donna forte ma non dura, sensibile ma non fragile. Una presenza solida, capace di reggere il peso della vita senza perdere profondità.
Biografia di Liliana Di Bella
Liliana Di Bella è un’autrice italiana, ha scritto il romanzo “Marietta-Storia di vita rurale, ricami, merletti e tradizioni”(uscito a inizio 2025), un’opera narrativa ambientata in Sicilia che esplora la vita rurale, i ricami e le tradizioni siciliane. Il suo lavoro si ispira alla memoria familiare e ai racconti di donne siciliane, focalizzandosi sull’emancipazione femminile e su una Sicilia autentica. Vive in Lombardia, ma mantiene un forte legame con la sua terra. Ama dipingere ed è appassionata a sperimentare tecniche nuove. Il suo prossimo libro, in uscita nel mese di marzo, si intitolerà “Chiome sussurranti”, ed è indirizzato ai bambini.