fefe risponde alle nostre domande

fefe

fefe racconta l’amore attraverso gli occhi dei suoi vent’anni nel nuovo singolo dal sapore agrodolce “CHE SCHIFEZZA CHE È L’AMORE” (T-Recs Music), disponibile in radio e in digitale da venerdì 18 marzo

fefe chi sei, parlaci di te? Come mai questo nome?

Molti tendevano a chiamarmi “fefè”, a me non piaceva moltissimo, allora ho provato a spostarne l’accento e “fefe” mi sembrava semplice e mi sembrava mi rappresentasse. In più ho pensato che fosse facile da pronunciare anche all’estero.

Cosa puoi dirci delle tua esperienza e delle tue canzoni? Per te è una passione?

Nella mia scrittura, più che i posti in cui ho vissuto, credo abbiano inciso le esperienze che questi mi hanno portata a fare. Sono due posti molto diversi tra loro e personalmente mi trovo più vicina e anche più attaccata all’Alto Adige, che poi è anche dove sono nata. Ci sono cose che ho visto che sicuramente mi hanno influenzata positivamente e altre che non mi sono piaciute, che però mi hanno stimolata a “muovermi”.

È decisamente una passione. Non potrebbe essere un adattamento al contesto in cui vivo in quanto il mio contesto abituale e familiare è completamente diverso. Mi sono avvicinata alla musica per caso e dopo qualche anno che la studiavo ho incominciato a capire che avrei voluto fare questo, e basta.

La mia famiglia lavora in ambito tennistico e io lo ho sempre frequentato, mi sono trasferita a Roma a settembre dell’anno scorso per poter frequentare l’ambiente musicale e studiare musica. In comune i due ambiti hanno più di quanto si pensi, ma comunque in quello musicale mi ci sono dovuta infilare piano piano.

Hai incontrato ostacoli nel tuo percorso? Cosa diresti a chi comincia un percorso come il tuo?

L’ostacolo che mi viene in mente è forse quello degli ultimi anni. Per quanto riguarda la scrittura di brani io ho sempre scritto molto, e mi sembrava che ad un certo punto ci fosse poco da dire. Non so se fosse la pandemia, se fosse come il lungo periodo ha inciso sulla nostra persona in generale, ma questa instabilità e sensazione di stallo da un lato mi spaventava. In più sono stati anni in cui le attività cessavano e gli stimoli anche, perciò richiedeva tanta pazienza, anche se questa credo sia in parte una costante in questo lavoro.

La passione penso sia stata più che determinante, dipendeva da me cioè che avrei fatto e io volevo assolutamente farlo.

A chiunque si inoltra in un percorso penso sia necessario una sorta di motivo, qualsiasi sia, per farlo e per continuare a farlo. Non saprei che consiglio specifico dare se non di continuare ad ascoltare quel motivo e come si evolve.

Non abbiamo potuto far a meno di notare, nella tua biografia, che in famiglia avete una grande passione per il tennis. Quanto ti ha influenzata nel tuo approccio alla musica?

Penso mi abbia influenzato molto la mentalità che questo ambiente richiede. Il mio approccio alla musica quindi a volte risultava forse molto pragmatico e schematico, cosa che invece nell’ambiente musicale non è sempre abituale, ma allo stesso tempo penso mi abbia aiutato nell’intraprendenza e nel lavoro.

Non nello specifico, penso mi influenzino naturalmente cose, brani che ascolto e artisti che mi piacciono a furia di ascoltarli, non tanto perché sia un mio intento.

Hai un mantra quotidiano?

Non penso di averne uno nello specifico. Io penso spesso che l’obiettivo sia stare bene e cerco quindi di far sì che quello che faccio, le decisioni che prendo, abbiamo questo come obiettivo comune.

fefe hai artisti di riferimento? Il tuo motto…

Spesso mi ritrovo davanti a cose così belle che “stimo” tanto da pensare quanto siano incredibili. Una di queste, che mi viene in mente, e che mi sarebbe piaciuto scrivere io diciamo, è “Per due che come noi” di Brunori Sas. Diciamo che non credo di averne uno preferito, forse:

Elisa è sempre stata presente, mi piace tantissimo lei come artista e come persona. La musica indipendente che vede l’utilizzo dell’elettronica, le voci molto pulite, ma anche effettate in alcuni casi, sono gran parte delle nostre reference in studio anche.

“’Tempi avversi creano uomini forti. Uomini forti creano tempi tranquilli. Tempi tranquilli creano uomini deboliUomini deboli creano tempi avversi.”

Mi ricordo che da quando l’ho letta mi è sempre rimasta in mente, e a volte mi metto in dubbio attraverso questo concetto “forse mi sto adagiando? Forse dovrei fare diversamente, o fare di più?”. Poi cerco di trovare una giusta misura tra le insicurezze e i dati di fatto.

La tua giornata tipo?

Dipende dagli impegni che ho, se ho lezione in accademia di musica, mi gestisco in base a quello, altrimenti di solito vado in studio, e faccio quel che c’è da fare. A volte lavoriamo insieme a determinati progetti, altre volte sto da sola in una stanza a scrivere, a registrare cose nuove o a cosa si presenta sul momento.

Oltre al canto, ti piace scrivere?

Scrivere mi piace tantissimo, poi esibirmi dal vivo è sicuramente una delle parti più soddisfacenti. È la cosa alla quale io nello specifico sono ancora meno abituata, e in cui non ho ancora avuto molta esperienza, ma ogni volta che capita di poterlo fare mi fa rendere conto di quanto sia bello.

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